Caro Natale,

in questi anni ti ho amato. Per i regali e i parenti che venivano da lontano, da bambina. Ti ho odiato. L’ho fatto l’anno in cui sei venuto per la prima volta senza papà. L’anno in cui Lorenzo ha cominciato a farmi male. L’anno in cui volevo solo scomparire. Ti ho odiato e temuto quando il cibo, il peso e il controllo di questi erano l’unica cosa cui ero in grado di pensare. Quando non c’era gioia, in te come in nessun altro periodo. Ti ho amato, odiato e temuto allo stesso tempo in altri anni. Ti ho amato e basta l’anno scorso. Per poter stare con i miei cari. Per poter davvero essere presente, per la prima volta senza secondi pensieri. Per luci e decorazioni, certo. Anche per quello. E quanto mi piacerebbe se anche quest’anno le cose potessero stare così. Così, però, non ci stanno. I miei cari ci sono, almeno prevalentemente. Le decorazioni ci sono. Io ci sono molto meno. Va bene. Neanche tu devi essere perfetto, sai? E neanche io devo per forza esserlo quando ci incontriamo. Facciamo tutti quello che possiamo. Facciamo del nostro meglio con le risorse che sul momento abbiamo, con il periodo che di volta in volta attraversiamo. E questo periodo fa schifo. E va bene. Torneremo. Più forti di prima? Forse. Per ora basta che torniamo. Eccomi, nel frattempo. A presto, Natale, e, come diceva spesso mio zio quando ero piccola e mi mandava lettere fingendosi Babbo Natale, buon te.

Tua,

Lidia

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