Occupare spazio

Hai il diritto di occupare spazio, Lidia. Senza se e senza ma. Hai il diritto di occupare spazio. Da sola. A casa. In pubblico. Nella tua vita. Quello soprattutto. Sempre. Nulla e nessuno deve più convincerti che non è così. Nemmeno tu. Soprattutto tu. Hai il diritto di esserci. Per te stessa e per il mondo. Avrai imparato che non ti puoi  fidare di te, che non puoi farlo mai, che più sopporti, più forte sei. Ma Lidia, essere forte è anche saper dire “adesso basta” e “adesso non voglio più questo per me stessa”. E volersi bene è un atto di forza. Permettiti di esserci. Non mollare, Lidia. Mai. Neanche “solo un po’” e “solo per un po’”. Perché poi solo un po’ non è mai. Quella voce non ha intenzione di accontentarsi di “un po’”. Sta mentendo per attirarti verso di sè, con l’irresistibile canto delle sirene con cui ha a che fare Ulisse. Non credere alle sue promesse ingannevoli. Non sarà tutto migliore se fai come dice, se ti butti in quel mare. Non ti sentirai al sicuro. Non lo sarai. Fallo per tutto ciò che hai sempre desiderato. Fallo per star bene. Non perfettamente. Bene. Resta con me. 

Tua,

Lidia

Prometto

Cara strada del cambiamento,

non so come fare, ma voglio restare. Fa male. Ho paura. Ma voglio restare. Non ti respingo, stavolta, anche se tutto, dentro di me, mi dice di fare esattamente questo. Non ti respingo. E non respingo te, Lidia. Non ti ho dimenticata. Ma tu non dimenticarti di me. Non dimentichiamoci. Cerchiamo di non farlo più. La tempesta passerà. Sorgerà il sole. Staremo bene. Cerca di essere gentile con me, anche se è difficile. Io cercherò di esserlo con te, anche se è difficile. Prometti. Prometto. Un abbraccio

Tua,

Lidia

Essere o fare

In cosa ti aiuterà, Lidia? Quello che ora stai cercando di fare. Non mangiare. Non bere. Tornare alle vecchie abitudini. Fare la forte(che è diverso da esserlo davvero). Andare avanti. Finché non avrai fatto abbastanza. Finché non sarai abbastanza. Ben sapendo-perché lo sai bene, anche se a volte il rumore nella testa te ne fa dimenticare-che non succederà mai. Che tu ti senta abbastanza. Non ti sentirai così. Ma lo sei. Sempre. So che prendere la strada cui sono abituata non porta a nulla di buono, ma non so se mi piaccia la nuova strada. Dici questo. Ma l’hai sempre provata finché non è stato troppo rischioso. Per la struttura che ti sei costruita. Cosa rischi, Lidia? Fermati. Respira. Non sarai più forte se non mangi e non bevi. Se tieni la testa bassa, china sui libri, e non la sollevi. Non sarai migliore. E neanche studierai di più. Neanche sarai più brava. Sarai solo più fragile. Miserabile.  Ce la puoi fare. Va bene. Vai bene, Lidia. Ce la puoi fare. Sarò con te. Resisti. Anzi, no. Non resistere. Permettiti di esistere. Sono qui. Siamo qui.

Tua,

Lidia.

Lidia E Basta

Chi sei, Lidia? Oltre il controllo. Del cibo. Degli umori. Delle sensazioni. Delle ore di studio. Del programma della giornata. Dici di non saperlo, di non sapere chi saresti senza queste cose. Tu sei, effettivamente, questo. L’hai sempre dato per scontato. E certamente non sarai mai la più grande amante dell’avventura e del brivido. Va bene. Non è così che sei. Ma Lidia, non confondere ciò che ti fa sentire momentaneamente più forte e sicura(e che, invece, ti toglie questo e altro) con ciò che ti piace. Non confondere ciò che fai con ciò che sei. Potrai perdere un pezzo di te. Tutti cambiano e perdiamo pezzi di noi stessi. Pezzi che ci sono stati d’aiuto, indubbiamente, ma che ora non ci servono più. Se così non fosse saremmo più simili a rocce che a esseri umani. Non ti stai lasciando andare, Lidia. Ti stai lasciando vivere. Non hai perso ogni forma di disciplina e autocontrollo. Stai semplicemente trovando te. Dove ti vuoi collocare. Oltre il continuo girotondo tra Lidia magra, ma non poi così tanto, Lidia grassa, Lidia studiosa, Lidia dedita al duro lavoro, ma mai abbastanza, Lidia imperturbabile, Lidia sensibile, Lidia Signorina Sì, Lidia Signorina No, Lidia Signorina Come vuoi, Lidia Signorina Ancora, potrai forse scoprire che c’è una Lidia E Basta e va bene così. Paura. Tanta. Smetteremo di averne? Non lo so. Ma avere paura non significa che non possiamo farcela. Quindi ora prendiamoci per mano. Mettiamo quel piede nell’acqua. Passo dopo passo camminare si farà meno difficile. Il freddo sarà meno insopportabile. Compariranno i colori. E tu non sarai perfetta. E le tempeste verranno. Andranno. Ma tu sarai viva. 

Un abbraccio.

Tua,

Lidia

Fare

Fare. Andare avanti. Ancora. Sempre. Mai fermarsi. Ecco il tuo trucco da sempre, Lidia. Non c’è tempo, ti dici. Per mangiare, bere, andare in bagno. Per prendere aria. Per pensare. Non c’è tempo, dici al tuo corpo che urla. Tanto di lui non ci si può fidare. È risaputo. Ne sei certa. Non è qualcosa da mettere in discussione. Hai da fare. Non hai nemmeno così tanto bisogno di quelle cose. Smetti di fare la drammatica. Stai bene. Sei solo debole. Sei pigra. Non hai disciplina. Non hai autocontrollo. E se ti fermi e poi non riparti o riparti troppo tardi? Non ti puoi fidare di te. Mai. Discorso chiuso. Non c’è tempo, dici. Non c’è bisogno. O forse non vuoi che ce ne sia? Non vuoi sentire quel tumulto dentro di te, quel rumore nella testa di quando non fai. È scomodo. E così facendo non senti te. Dopotutto, dici, quando davvero avrai bisogno di qualcosa sarai costretta a sentirti, no? Te lo dirà quello stesso corpo che non senti, che trovi altro da te, un fastidio, una barriera da superare. È questo che dobbiamo aspettare? C’è una differenza tra reggere e star bene. 

Tua,

Lidia

Fame

Cara Lidia,

eccoti di nuovo qui. Sempre più brava ad avere fame che a mangiare. Fame di voti all’università. Fame fisica. Ma di quella neanche ti sei accorta. Fame di essere abbastanza. Abbastanza preparata. Abbastanza brava. Abbastanza per te stessa. Abbastanza per poterti voler bene, alla fine. Per poter apprezzare quello che sei e che fai. Perché ti basti quello che sei e quello che fai. E vai avanti. Stanca, stremata, lo stomaco in fiamme, il rumore, tanto rumore nella testa. Vai avanti. Ma dove? Dove vai, Lidia? Dove vai senza di te? Esisti, Lidia? O resisti? E se in fondo tu andassi bene? Pensaci.

Tua,

Lidia

2025

Caro 2025,

sei iniziato in un periodo in cui mi sentivo mentalmente più positiva di quanto non mi fossi sentita in anni. Sei finito in un periodo in cui resto a galla, con qualche sforzo, e ogni tanto faccio un paio di bracciate. E quante cose sono successe durante te! Alcune, come le passeggiate di decompressione, momenti per me e soprattutto i viaggi che ho affrontato da sola, che non avrei mai neanche pensato di essere in grado di fare e che non solo ho fatto, ma ho anche gradito! Altre meravigliose. Il viaggio in Bretagna e a Praga, ad esempio. Altre ancora orribili. Alcune da dimenticare, altre da trattare come lezioni. E non per “fare di meglio la prossima volta”, con quell’asticella che si alza sempre di più. Per trovare un equilibrio. Un equilibrio dinamico, che può essere perso, tornare, essere minacciato, rafforzarsi. Ma alla fine c’è. Quell’equilibrio che può garantirti di attraversare i momenti peggiori e di star male, certo, di soffrire, ma senza farti del male. Volevo stare alla perfezione. Lasciarmi tutte le difficoltà perfettamente alle spalle, sepolte. Trionfare in cima alla montagna di quelle difficoltà. E non consideravo nulla di tutto questo negoziabile. Pensavo che se questo non fosse successo non sarebbe valsa la pena di lottare per me stessa. Ho capito che mi sbagliavo. Ho capito che potrò camminare, correre, cadere, rialzarmi e andrà bene. Ho capito che devo volermi bene per come sono e non per come devo essere. E. In sono neanche minimamente vicina a farlo. Ce la farò? Spero proprio di sì. Grazie per essere stato con me, 2025. Ciao.

Tua,

Lidia

Natale

Caro Natale,

grazie per avermi dato del tempo con i miei cari e anche solo minuti di spensieratezza, o più che altro di abbassamento del volume dei pensieri. Non proprio di spensieratezza. Quello no. Ora sappiamo che va bene così per il momento. Grazie per quel minimo di pace che mi hai portato. Grazie per le risate di pancia e i giochi in compagnia. Grazie per l’affetto, mio e di parenti e amici. Grazie per avermi resa in grado di sperimentarlo. Grazie. Alla prossima, Natale.

Tua

Lidia

Caro Natale

Caro Natale,

in questi anni ti ho amato. Per i regali e i parenti che venivano da lontano, da bambina. Ti ho odiato. L’ho fatto l’anno in cui sei venuto per la prima volta senza papà. L’anno in cui Lorenzo ha cominciato a farmi male. L’anno in cui volevo solo scomparire. Ti ho odiato e temuto quando il cibo, il peso e il controllo di questi erano l’unica cosa cui ero in grado di pensare. Quando non c’era gioia, in te come in nessun altro periodo. Ti ho amato, odiato e temuto allo stesso tempo in altri anni. Ti ho amato e basta l’anno scorso. Per poter stare con i miei cari. Per poter davvero essere presente, per la prima volta senza secondi pensieri. Per luci e decorazioni, certo. Anche per quello. E quanto mi piacerebbe se anche quest’anno le cose potessero stare così. Così, però, non ci stanno. I miei cari ci sono, almeno prevalentemente. Le decorazioni ci sono. Io ci sono molto meno. Va bene. Neanche tu devi essere perfetto, sai? E neanche io devo per forza esserlo quando ci incontriamo. Facciamo tutti quello che possiamo. Facciamo del nostro meglio con le risorse che sul momento abbiamo, con il periodo che di volta in volta attraversiamo. E questo periodo fa schifo. E va bene. Torneremo. Più forti di prima? Forse. Per ora basta che torniamo. Eccomi, nel frattempo. A presto, Natale, e, come diceva spesso mio zio quando ero piccola e mi mandava lettere fingendosi Babbo Natale, buon te.

Tua,

Lidia

Va bene non star bene

Cara Lidia,

abbiamo detto più e più volte che dobbiamo impegnarci per raggiungere uno stato di benessere. Che non è un numero, né sulla bilancia né di alcun altro tipo. Abbiamo parlato di lasciar andare il controllo, anche illusorio(è lui che controlla te), l’ossessiva ricerca della perfezione, di trovare noi stesse. E questo nulla ce lo deve portar via. È anche vero, però, che ricerca della perfezione è anche pretendere, come stai facendo, di stare subito bene dopo essere stata male. Non di stare bene, in realtà. Di stare benone. Da Dio. Di essere al top. L’atteggiamento perfetto, insomma. Il perfetto modo di viversi i momenti. La mentalità perfetta. Il Natale perfetto. Il modo perfetto di affrontare il Natale. Ma noi siamo umani. Ci lavoreremo, su ciò che ti causa problemi. Sicuramente si può star meglio. Ci lavoreremo. Non si molla mai, Lidia. Ma va anche bene non star bene. Perché siamo umani e questo succede e succederà. Va bene non essere sempre al top. Né devi aspettare di esserlo per poter vivere. Non intendo dire che questa situazione debba essere definitiva o che non valga più la pena di lottare per noi stesse. Intendo solo dirti di darti un po’ di pace.  Va bene se non sei “perfetta”. Va bene se ti presenti come sei. Stai facendo del tuo meglio con quello che hai in questo momento. Perché ciò che si trova dentro di noi non è sempre lo stesso, né tanto meno lo è ciò che si trova fuori. Va bene essere coraggiosi. Ma ogni tanto prova ad essere anche gentile con te stessa.

Tua

Lidia