2025

Caro 2025,

sei iniziato in un periodo in cui mi sentivo mentalmente più positiva di quanto non mi fossi sentita in anni. Sei finito in un periodo in cui resto a galla, con qualche sforzo, e ogni tanto faccio un paio di bracciate. E quante cose sono successe durante te! Alcune, come le passeggiate di decompressione, momenti per me e soprattutto i viaggi che ho affrontato da sola, che non avrei mai neanche pensato di essere in grado di fare e che non solo ho fatto, ma ho anche gradito! Altre meravigliose. Il viaggio in Bretagna e a Praga, ad esempio. Altre ancora orribili. Alcune da dimenticare, altre da trattare come lezioni. E non per “fare di meglio la prossima volta”, con quell’asticella che si alza sempre di più. Per trovare un equilibrio. Un equilibrio dinamico, che può essere perso, tornare, essere minacciato, rafforzarsi. Ma alla fine c’è. Quell’equilibrio che può garantirti di attraversare i momenti peggiori e di star male, certo, di soffrire, ma senza farti del male. Volevo stare alla perfezione. Lasciarmi tutte le difficoltà perfettamente alle spalle, sepolte. Trionfare in cima alla montagna di quelle difficoltà. E non consideravo nulla di tutto questo negoziabile. Pensavo che se questo non fosse successo non sarebbe valsa la pena di lottare per me stessa. Ho capito che mi sbagliavo. Ho capito che potrò camminare, correre, cadere, rialzarmi e andrà bene. Ho capito che devo volermi bene per come sono e non per come devo essere. E. In sono neanche minimamente vicina a farlo. Ce la farò? Spero proprio di sì. Grazie per essere stato con me, 2025. Ciao.

Tua,

Lidia

Natale

Caro Natale,

grazie per avermi dato del tempo con i miei cari e anche solo minuti di spensieratezza, o più che altro di abbassamento del volume dei pensieri. Non proprio di spensieratezza. Quello no. Ora sappiamo che va bene così per il momento. Grazie per quel minimo di pace che mi hai portato. Grazie per le risate di pancia e i giochi in compagnia. Grazie per l’affetto, mio e di parenti e amici. Grazie per avermi resa in grado di sperimentarlo. Grazie. Alla prossima, Natale.

Tua

Lidia

Caro Natale

Caro Natale,

in questi anni ti ho amato. Per i regali e i parenti che venivano da lontano, da bambina. Ti ho odiato. L’ho fatto l’anno in cui sei venuto per la prima volta senza papà. L’anno in cui Lorenzo ha cominciato a farmi male. L’anno in cui volevo solo scomparire. Ti ho odiato e temuto quando il cibo, il peso e il controllo di questi erano l’unica cosa cui ero in grado di pensare. Quando non c’era gioia, in te come in nessun altro periodo. Ti ho amato, odiato e temuto allo stesso tempo in altri anni. Ti ho amato e basta l’anno scorso. Per poter stare con i miei cari. Per poter davvero essere presente, per la prima volta senza secondi pensieri. Per luci e decorazioni, certo. Anche per quello. E quanto mi piacerebbe se anche quest’anno le cose potessero stare così. Così, però, non ci stanno. I miei cari ci sono, almeno prevalentemente. Le decorazioni ci sono. Io ci sono molto meno. Va bene. Neanche tu devi essere perfetto, sai? E neanche io devo per forza esserlo quando ci incontriamo. Facciamo tutti quello che possiamo. Facciamo del nostro meglio con le risorse che sul momento abbiamo, con il periodo che di volta in volta attraversiamo. E questo periodo fa schifo. E va bene. Torneremo. Più forti di prima? Forse. Per ora basta che torniamo. Eccomi, nel frattempo. A presto, Natale, e, come diceva spesso mio zio quando ero piccola e mi mandava lettere fingendosi Babbo Natale, buon te.

Tua,

Lidia

Va bene non star bene

Cara Lidia,

abbiamo detto più e più volte che dobbiamo impegnarci per raggiungere uno stato di benessere. Che non è un numero, né sulla bilancia né di alcun altro tipo. Abbiamo parlato di lasciar andare il controllo, anche illusorio(è lui che controlla te), l’ossessiva ricerca della perfezione, di trovare noi stesse. E questo nulla ce lo deve portar via. È anche vero, però, che ricerca della perfezione è anche pretendere, come stai facendo, di stare subito bene dopo essere stata male. Non di stare bene, in realtà. Di stare benone. Da Dio. Di essere al top. L’atteggiamento perfetto, insomma. Il perfetto modo di viversi i momenti. La mentalità perfetta. Il Natale perfetto. Il modo perfetto di affrontare il Natale. Ma noi siamo umani. Ci lavoreremo, su ciò che ti causa problemi. Sicuramente si può star meglio. Ci lavoreremo. Non si molla mai, Lidia. Ma va anche bene non star bene. Perché siamo umani e questo succede e succederà. Va bene non essere sempre al top. Né devi aspettare di esserlo per poter vivere. Non intendo dire che questa situazione debba essere definitiva o che non valga più la pena di lottare per noi stesse. Intendo solo dirti di darti un po’ di pace.  Va bene se non sei “perfetta”. Va bene se ti presenti come sei. Stai facendo del tuo meglio con quello che hai in questo momento. Perché ciò che si trova dentro di noi non è sempre lo stesso, né tanto meno lo è ciò che si trova fuori. Va bene essere coraggiosi. Ma ogni tanto prova ad essere anche gentile con te stessa.

Tua

Lidia

Invisibile

Perché non si vede, Lidia, non significa che non esista. Parlo di ciò che provi. Non importa se in molti sostengono il contrario. Non hai nulla da dimostrare. So che fa male. Quando la gente pensa che vada tutto bene e che sia ridicolo che tu riceva ancora aiuto. Non si pongono una domanda in più. Non cercano di capire come stai davvero. Solo perché a vederti non si direbbe che tu abbia difficoltà. E se non vedo non credo. Lo sai anche tu. Lo dici sempre riguardo allo specchio. Sì, forse non sei davvero il mostro che vedi ma se non vedi qualcosa di diverso non ci credi. Questo siamo abituati a pensare. Fin da piccoli. Se non vedo il voto alto a scuola non credo che tu ti sia impegnata. Non abbastanza, almeno, a quanto pare. Tutto si deve vedere, misurare. Ma quanto di quello che siamo si può davvero misurare? Quanto pesa ciò che proviamo? Che voto meritano le nostre passioni? Lidia, non siamo arrivate fino a questo punto per smettere di prenderci cura di noi quando non si vede più che ne abbiamo bisogno. Possiamo ascoltarci noi ora. Non abbiamo bisogno che siano gli altri a farlo. 

Tutto sotto controllo

Perché lo fai, Lidia? Perché non ti ascolti? Perché torni sempre a ciò che è sicuro, il cui risultato, altrettanto sicuro, è che ti rovini la salute? Che parte dell’abbandonare questi schemi ti fa così paura? Soprattutto, che parte di te ti fa così paura? Cosa è successo? Lo so, Lidia. C’è qualcosa di speciale nell’avere tutto sotto controllo. Fa schifo. Fa molto più schifo di quanto sia speciale. Ma lo è. È magico.  Hai detto bene. Magico. Perché non si può raggiungere. Perché ci sarà sempre altro, ce ne sarà sempre ancora. È come un animaletto che più nutri e più è affamato. E non si sazia mai. Come un bambino piccolo. “Giochiamo ancora?”, “mi racconti ancora quella storia?”, “lo fai ancora?”. E non si stanca di chiederlo. Ancora. Ancora. E nel frattempo, come un vampiro, ti succhia via tutte le energie. Ti vuole bene e vuole che tu te ne voglia altrettanto. Non, attenzione, per come sei, ma per come devi essere. Cosa ci vuole per volersi bene? In quali criteri bisogna rientrare? Esistono dei criteri? Quanto pesa tenere conto di te? Quanto pesa andare avanti per la tua strada senza di te?

Quanto ancora durerà?

E questo quanto ancora durerà, Lidia? Per quanto ancora dovrai fare abbastanza ed essere abbastanza per meritare di dormire, di uscire di casa, di riposare, di leggere un libro, di scrivere, di mangiare, di fare tutto? Per quanto ancora dovrà essere un voto, e non solo uno universitario, a darti il permesso? Per quanto ancora un numero dovrà essere in grado di definire che persona sei? Per quanto ancora ti ridurrai a questo? Per quanto ancora sacrificherai la tua salute a favore dei tuoi ideali di perfezione? Quando smetterai di dimenticarti di te, Lidia? 

Perché l’hai sempre fatto

Perché così hai sempre fatto, cara Lidia, non significa che le cose debbano andare avanti immutate. Può aver funzionato. Hai sempre studiato in un certo modo e hai preso voti alti a scuola e poi agli esami, certo. Ma sei sicura che non ci sia altro modo per arrivare allo stesso risultato? Ti sei dimenticata di febbri, burnout prima e dopo ogni singolo esame, di tutte le volte che per la stanchezza non riuscivi più a camminare, di tutte le volte che ti sei sentita male, che sei crollata, ma ne volevi ancora? Ancora, ancora…e tu? Sei sicura che ti abbia fatto bene? Il controllo, ora. Quello sul cibo, ad esempio. Quel calo di peso, quella sensazione che definivi magica. Ti faceva bene. Ma poi? Vedi, Lidia, quello che hai sempre fatto PUÒ averti fatto bene, PUÒ averti aiutato. Altrimenti non l’avresti fatto. Ti è servito. Ma ora sei sicura che non ci sia altro modo di vivere? Sei sicura che “lo faccio perché l’ho sempre fatto” non ti stia soffocando? Io penso che conosciamo entrambe la risposta, anche se è difficile ammetterlo. Concediti questa possibilità, Lidia. Per te. Per noi. Possiamo farcela.

Vuoto

Eccoti, Vuoto. Tu che sei fra i miei più grandi motivi di terrore. Ti evito. Ti riempio di pensieri, calcoli, di programmazione, di quello che devo fare. Devo sempre essere occupata. Non devo mai avere a che fare con te. Quando arrivi mi rifugio in ciò che trovo sicuro e dotato di un che di confortante. Che tutto è fuorché confortante. Ma è sempre meglio di te. È sempre meglio di me. Il controllo. Del cibo, del corpo, delle opinioni degli altri, della giornata, di tutto. E così cado in una spirale. Tutto per evitarti. Non posso, continuo a ripetermi in vari modi. Non ho tempo. Non devo. Non è il momento. Ciao, Noia. So che sei qui, pur facendo di tutto per non vederti. Ti ascolto, adesso. Ti vedo. Mi stai segnalando che sono stanca di tutto questo. Per questo non ti voglio, perché non mi sembra giusto esserne stanca. Mentre, però, rifletto se sia giusto o meno averti con me, Salute spesso va via. Ciao, Rabbia. Mi aggredisci. Mi insulti. Mi dici tutto il peggio. E poi io nemmeno ti riconosco, tanto sono abituata a soffocarti, a soffocarvi, voi emozioni. Non ho spazio per voi. Cosa cerchi, Rabbia? Perché faccio schifo? Cosa nascondi? Ciao, Imbarazzo, re del Vuoto. Cosa dico? Cosa faccio? Come mi comporto? Cosa scelgo? Vado bene o no? Tutto va minuziosamente programmato. Tutto va sistemato. Ogni cosa al proprio posto, come in un puzzle. Così non verrai. O, almeno, così spero. Invece più ti soffoco e più ti fai sentire. Sott’acqua lotti, scalci, alla fine emergi. Cosa dico? Cosa faccio? Vado bene? Non ho le risposte a queste domande. Faccio del mio meglio, questo sì. Ciao, Bisogni Di Lidia. Voi per cui non ho tempo. Voi che il tempo, prima o poi, me lo create forzatamente. Voi che urlate. Eccomi. Sono qui ora.

Ansia

Ciao, Ansia. Presenza costante. Mia compagna di vita. Anche se vivere con te non sempre significa vivere davvero. Lo riconosci, no? Lo so. Tu vuoi proteggermi. Gli esami. Lo studio. Il cibo. Le relazioni. Tutto. L’imprevedibilità è il tuo peggior nemico. E lo capisco. Certo che lo capisco! Ma sai, Ansia, non sempre è un male. Non necessariamente. La vita è qualcosa di scorrevole, in continua evoluzione. E questo fa paura. Mi dici che non ci sarà nulla di cui aver paura se faccio come dici tu. Invece, molto spesso, ho ancora più paura. In quei momenti ti riversi su ciò che conosco. Ti aggrappi a questo. Cibo, corpo, studio, numeri, interazioni, andamenti di numeri. Come se proprio io, che non sono mai stata brava in matematica, mi riducessi ad una curva in un grafico. È mai possibile? Sono Lidia, Ansia. Sono una persona. Apprezzo che tu ti sia presa cura di me quando io non ne ero in grado. Ora, però, puoi fidarti un po’ di me? Ti prometto che avrò cura di me. Non devi fare tutto tu. Un bel respiro, su. Andiamo avanti. Vieni, prendimi per mano. Scopriamo come si fa.